Modifica della Costituzione ovvero l’importanza di essere ungheresi

di Monica Farinelli

Il 17 aprile il Parlamento ungherese ha approvato una totale e stravolgente modifica della Costituzione. Secondo la nuova carta costituzionale l’Ungheria non è più una repubblica, ma un’entità etnica. Concetto che mette sul chi va là tutti quei territori che un tempo appartenevano alla monarchia ungherese, ma che dal 1920 fanno parte di Romania, Slovacchia, Serbia e Ucraina. Non solo, è chiaro anche che la nazione, in quanto entità etnica, subordina e trascura ogni minoranza. I diritti vengono riconosciuti solo a chi di sangue magiaro, anche se residente all’estero.

“È un testo anche esteticamente molto bello –  ha detto, il primo ministro Orban, leader del partito Fidesz  - i tempi in cui la nostra identità di ungheresi era schiacciata sono ora passati con questa identificazione di fede nazionale”. Ma la discriminazione razziale non è mai completa se non viene accompagnata da quella religiosa, e quindi viene subito precisato che “l’Ungheria è un paese fondato sul cattolicesimo”, e più specificatamente verrà “onorata la sacra la corona di re Stefano che da più di mille anni rappresenta l’unità della nazione”. Seguono il divieto assoluto dell’aborto (“la vita del feto va protetta fin dal suo concepimento”) e tutta una serie di provvedimenti a danno dell’omosessualità. Non vi basta? Ma no che non ci basta, infondo neppure l’Unione europea sta muovendo un dito! E allora rincariamo la dose! Per tutelare il suo governo e le sue modifiche, il Fidesz ha fatto in modo di chiudersi in una botte di ferro. Dopo aver costituito un organo che monopolizza e censura l’informazione a 360 gradi, Orbàn ha pensato bene di limitare fortemente la Corte Costituzionale, che non potrà più decidere su alcune leggi, prime fra tutte quelle di natura fiscale. Viene inoltre introdotto l’obbligo di una maggioranza qualificata su diversi temi: per introdurre nuove tasse sarà necessario approvarle con una maggioranza di due terzi, rendendo quasi intoccabili le riforme create dall’attuale governo. Sulla legge finanziaria, inoltre, viene introdotta la possibilità di veto da parte del Consiglio di bilancio, una sorte di Corte dei conti, i cui membri, in carica per i prossimi sette anni, verranno nominati proprio dal Fidesz. Viene creata, inoltre, la norma secondo cui, se il parlamento non è in grado di approvare una legge finanziaria entro il 31 marzo di ogni anno, il presidente della Repubblica (per i prossimi anni Pál Schmitt, proprio della Fidesz) lo potrà sciogliere e indire nuove elezioni. Ovvero se alla prossime elezioni dovesse vincere il partito di sinistra, o chi per loro, si troverebbe con le mani legate e con vita molto breve.

La nuova Costituzione entrerà in vigore dal 1 gennaio 2012, e finora ci sono stati solo deboli reazioni da parte dell’UE; Amnesty International si è scagliata contro le riforme del premier magiaro, richiamando l’attenzione sul fatto che “vengono violate le basilari norme europee ed internazionali dei diritti civili dell’uomo”. Il Consiglio d’Europa ha fatto presente che la bozza della nuova Costituzione è stata presentata solo il 14 marzo, rendendo impossibile qualsiasi confronto con gli organi internazionali, e con gli altri partiti nazionali. Orban ha respinto, sostenendo che è stato proprio il popolo ungherese a concedergli con il voto la maggioranza necessaria a votare la nuova costituzione anche senza il consenso degli altri partiti… ma queste sono parole che conosciamo bene….

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