La strada, una galleria a cielo aperto: alla scoperta della street art

Arte e strada: un binomio affascinante al confine con la legalità. Due nomi su tutti dominano la scena nazionale: Sten e Lex, pionieri in Italia della tecnica dello stencil poster, che ha la particolarità di rendere unica ogni singola creazione. Impossibile non aver mai notato le loro firme sui muri della Capitale, dal quartiere San Lorenzo a Garbatella. Lex è sicuramente la street artist donna più conosciuta in Italia. La strada è la sua tela, la gente comune i soggetti delle sue opere. Un’arte per tutti, ma non da tutti. Le sue creazioni si contestualizzano perfettamente nello spazio metropolitano e possono essere visionate da chiunque perché accessibili anche a chi non vuole guardarle. Opere gigantesche, originali e che producono un effetto notevole su chi le osserva. Sempre più severi i provvedimenti che colpiscono questi artisti, ma nonostante tutto, voi lo chiamereste vandalismo?

Come ti sei avvicinata alla tecnica dello stencil poster?

La tecnica dello stencil poster è frutto di una sperimentazione avvenuta prima in studio e poi in strada; è molto simile alle tecniche incisorie e di stampa, per questo motivo è sempre stata utilizzata per la riproduzione in serie. La differenza maggiore nel ritagliare uno stencil poster, rispetto ad uno stencil tradizionale sta nel supporto utilizzato: la carta. Quest’ultima viene usata come matrice dello stencil, viene incollata al muro, ritagliata, dipinta ed infine distrutta. Il processo di distruzione della carta/matrice rende uno stencil non più riproducibile, ma unico e ciò lo distingue dalle produzioni in serie rendendo l’opera più prestigiosa.

Come e quando nasce la tua collaborazione con Sten?

Io e Sten abbiamo iniziato a collaborare intorno al 2004. Il primo stencil ritagliato insieme ritraeva una ragazza in piedi con l’aria sognante. A caratterizzare il lavoro era la sua complessità. Sten in quel periodo aveva perfezionato la tecnica da lui chiamata Hole School ( la scuola del buco), che consisteva nel ritagliare un’immagine composta da numerosi punti di diverse misure. Si trattava di un lavoro che richiedeva un certo grado di conoscenza della tecnica, ma soprattutto molta pazienza. Decisi così di imbarcarmi in questa impresa e ci vollero tre settimane di lavoro per terminare l’opera che ha sancito la nostra collaborazione artistica.

Perché preferite rimanere anonimi?

Non ci interessa la notorietà, preferiamo che la gente si appassioni al nostro lavoro e non a noi come personaggi. Inoltre il nostro approccio con l’arte in strada è sempre stato e continua ad essere illegale, ragion per cui è consigliabile restare nell’anonimato.

Alcuni quartieri di Roma, come San Lorenzo o Garbatella, sono tempestati dalle vostre firme. Che rapporto avete con la città che ospita la maggior parte delle vostre creazioni?

Roma è sicuramente la città alla quale siamo più legati, ma paradossalmente il nostro lavoro viene apprezzato molto di più all’estero e ci capita di realizzare opere permanenti altrove. Ogni città nella quale siamo stati fino ad ora ci resta nel cuore, sia perché c’è un nostro lavoro, sia perché ci ricorda episodi e persone che ci hanno accompagnato durante il nostro percorso.

I vostri primi stencil raffigurano icone dei B-movies, da Bruce Lee al Tenente Colombo. Nel corso degli anni avete cominciato a ritrarre volti anonimi presi dagli annuari dei college degli anni ’60 e ’70. Qual è stato il passaggio che vi ha portato ad allontanarvi dall’aurea Pop delle origini?

Tutte le persone che si avvicinano alla tecnica dello stencil inizialmente utilizzano l’immaginario Pop come spunto per le proprie creazioni, ma col tempo abbiamo sentito il bisogno di differenziarci e ci siamo appassionati ai personaggi anonimi. La nostra non è un’invettiva nei confronti della cultura Pop, ma un’esaltazione della gente comune. Tutti i nostri personaggi sono presi da archivi fotografici: casalinghe, professori universitari, studenti, anziani in pensione, militari, bambini. Il nostro è uno studio incentrato sul ritratto e sulla sua evoluzione, dagli anni ’60 fino ai giorni nostri.

Cosa ha significato per voi partecipare al Cans Festival di Londra, invitati, tra l’altro, dal re indiscusso della street art, Banksy?

Questa partecipazione, dal punto di vista artistico, è stata un trampolino di lancio, ma ha rappresentato soprattutto un’esperienza indimenticabile dal punto di vista umano. Abbiamo avuto la possibilità di conoscere persone provenienti da tutto il mondo e di confrontarci con altri stencil artists su tecniche, supporti, modi di pensare e di agire in strada.


Eravate tra i pochi artisti italiani presenti al Festival. Il vostro ruolo di leader nel panorama della street art nazionale va consolidandosi costantemente. Da cosa deriva il grande interesse per i vostri lavori?

A rappresentare con noi la stencil art italiana c’erano Lucamaleonte da Roma e gli Orticanoodles da Milano. Tutti coloro che hanno partecipato al Cans Festival hanno avuto un riconoscimento internazionale e subito dopo l’evento ci sono state grandi opportunità di lavoro per tutti. Io e Sten abbiamo continuato a dipingere in strada anche dopo il Festival e la nostra credibilità è cresciuta grazie all’impegno costante e alla sperimentazione. Il nostro non è un lavoro semplice e devi avere grande fiducia in te stesso e nelle tue potenzialità se vuoi davvero che questa forma d’arte rappresenti la tua vita. Probabilmente la gente ha apprezzato questo di noi.

Dall’arte di strada alle mostre e alle esposizioni. Un caso su tutti è quello di Banksy, passato dai muri di Bristol ai musei più importanti del mondo. La street art è ormai diventata la corrente artistica più affermata dell’arte contemporanea?

C’è chi dice che la street art sia già morta, ma io penso che a posteriori verrà riconosciuta come arte contemporanea.

Qual è la linea di confine tra l’arte di strada e il vandalismo?

Non c’è una linea di confine. Tutti coloro che dipingono in strada sono vandali poiché creano le proprie opere andando contro la legge che impedisce loro di dipingere sui muri e sono dunque soggetti a multe o arresti. Se non ci fosse stato il writing, la street art non esisterebbe. Ci sono differenze sostanziali nelle tecniche utilizzate, nei supporti e nell’ideologia, ma tutto ciò che si trova in strada è illegale.

Come vedi le nuove ordinanze in merito alle multe corpose ai danni di chi compie opere di writing e street art?

Le multe, i processi e, in alcuni casi, la galera, sono un rischio costante, ma fa parte del gioco: se quello che fai non è legale sai benissimo a cosa vai incontro.

 

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