Come è inutile una solidarietà fatta solo di parole: Laura e quella pallottola che non era per lei
“Per me il tempo si è fermato a quella mattina, quando ero raggiante per il 30 e lode appena avuto nell’esame di spagnolo”. Il primo luglio 2010 davanti all’ex Monastero dei Benedettini di Catania sede della facoltà di Lettere e Filosofia, Laura Salafia è stata colpita da un proiettile; si è trovata sulla linea di fuoco mentre si consumava l’ennesimo episodio di violenza. Non c’entrava la mafia e neppure i racket, era solo una lite: ma in alcune città di questo Paese, i diverbi si trasformano in sparatorie. Non di rado ad avere la peggio sono vittime innocenti, che nulla avevano a che fare con quel contesto. Eppure, questa è la realtà e non c’è bisogno di scomodare sociologie di bassa lega: una studentessa si reca all’università, ottiene un 30 e lode, esce dalla facoltà e si becca un pezzo di piombo che le trasforma l’esistenza.
Laura ha subito delicati interventi necessari al fine di estrarre il proiettile e le sue schegge che hanno però provocato una grave lesione al midollo spinale. La studentessa è rimasta paralizzata dal collo in giù e per essere assistita adeguatamente è stata ricoverata al Rehabilitation Institute di Montecatone (Imola) che è specializzato nel trattamento delle lesioni midollari. I suoi genitori le sono stati sempre vicino, dovendo sostenere autonomamente non solo le spese relative all’affitto di un appartamento vicino all’ospedale, ma anche quelle mediche specialistiche.
Prima di Natale Laura dovrebbe tornare in Sicilia, a Catania, e non vede l’ora: Il problema è che adesso ha bisogno di una casa priva di barriere che possano ostacolarla. E’ doloroso notare che in tutta questa vicenda il ruolo delle istituzioni è stato davvero poco incisivo, tant’è che la ragazza ha dichiarato: “Dopo i primi giorni di solidarietà, attenzione, promesse, nessuno tra quanti ora dovrebbero garantire il mio diritto ad una vita dignitosa si è più fatto sentire. Dove sono le Istituzioni? Dov’é il presidente della Regione? Dov’é il sindaco di Catania? A loro io ora chiedo aiuto”.
Al processo che vede alla sbarra il responsabile della sparatoria, né l’Università, né il Comune si sono costituiti parte civile, e a questo proposito il fidanzato di Laura, Antonio Guarino ha dichiarato: “ Passata l’onda dei media, tutti sono scomparsi. È stata una passerella per l’opinione pubblica”. Il rettore Salvatore Recca si è giustificato dicendo che la decisione dell’Università di non costituirsi parte civile è stata “frutto di un’attenta riflessione che ha coinvolto i giuristi dell’Ateneo”, ma è stato subito smentito dal preside di Giurisprudenza (prof. Vincenzo Di Cataldo), il quale ha dichiarato che nessun professore era stato interpellato. Lo stesso rettore inoltre aveva promesso alla famiglia che avrebbe organizzato una raccolta fondi per sostenerla nelle sue spese, ma neanche questo è stato fatto. Senza contare che nei giorni immediatamente successivi alla sparatoria si vedevano pendere striscioni dai balconi della facoltà che recitavano “vicini a Laura”, erano stati distribuiti dei volantini col suo volto e in prima pagina sul sito della facoltà si leggevano parole di solidarietà nei suoi confronti.
Laura è forte, reagisce bene alla terapia di riabilitazione e guarda con ottimismo al suo futuro: “Non provo rabbia per quanto mi è successo. E’ inutile, con la rabbia si vive peggio e io non mi posso permettere di vivere peggio di così”.
(Due immagini di Laura Salafia prima di rimanere ferita dal proiettile sparato durante una aggressione che non la riguardava; l’augurio è che Laura torni a sorridere come in queste foto).











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