Fabrizio Villa : giornalismo puro con la forza delle immagini

A volte accade che  le parole utilizzate per concretizzare,attraverso l’inchiostro, un concetto, un’immagine o un avvenimento , vengano spazzate via con un semplice scatto, capace però, bloccando  ed immobilizzando , di raccontare perfettamente una realtà. La fotografia diventa giornalismo, l’altro modo di fare giornalismo.
E questa capacità di saper condensare una notizia, un’informazione, in una semplice immagine, Fabrizio Villa,da reporter prima ancora che da fotografo, la sa fare molto bene. Nato a Messina nel 1964, fotogiornalista, collaboratore freelance con importanti testate italiane, ha da sempre voluto rappresentare attraverso i suoi scatti, storie d’attualità , i drammi della nostra epoca con i suoi  i colori, le sue fatiche, i suoi odori quasi, aventi come protagonisti i volti contemporanei del nostro tempo.
Ricco di fantasia e intraprendenza, Fabrizio Villa è un freelance che si esprime  raccontando le proprie emozioni con la forza delle immagini e della parola. In Bosnia o in Eritrea, in Cisgiordania o Lampedusa, in un carcere o in un convento di clausura, dovunque egli operi, riesce a documentare con efficacia,  il nostro tempo”. Con questa motivazione , in questi giorni,  è riuscito ad ottenere l’importante riconoscimento come giornalista siciliano emergente del Premio Internazionale di giornalismo Maria Grazia Cutuli, l’inviata del Corriere della Sera uccisa con altri tre colleghi in un agguato in Afghanistan, il 19 novembre 2001.
DR parte da qui, da un premio dedicato ad una reporter scomparsa , vinto da un giornalista professionista che usa la fotografia come mezzo per esprimersi.
Per  capire quale spazio oggi occupa il fotogiornalismo nel panorama della comunicazione.

Partiamo dalla premiazione. Alla luce del premio giornalistico ottenuto  che significato assume per lei, oggi, la fotografia di reportage?
Da una grande passione per il Giornalismo e la Fotografia, binomio perfetto per raccontare storie di uomini, fatti ed avvenimenti, nasce il mio desiderio di documentare per immagini il disagio sociale e di essere, contemporaneamente, testimone attivo del tempo. Il reportage fotografico lo considero il giusto modo attraverso il quale posso esprimermi. Spesso siamo tutti impotenti di fronte alla miseria umana. Io ho la fortuna di aver fatto di una passione la mia professione e di conseguenza posso, voglio e devo contribuire nel mio piccolo a testimoniare i fatti, “la notizia”. I miei lavori non trattano solo fatti o storie negative. C’è posto anche per  storie positive come testimonianze di pace e la solidarietà che meritano di essere raccontate. Significative testimonianze di eventi legati al dramma dei diritti umani si intersecano, attraverso le mie immagini, con storie d’attualità, fenomeni naturali e ritratti di protagonisti del nostro tempo.

Che spazio occupa il reportage, o meglio il fotogiornalismo, oggi nella comunicazione?
In Italia se ne pubblicano pochissimi purtroppo. Di contro ci sono tanti bravi fotogiornalisti che meriterebbero più successo. I giornali sono orientati ad altro e quelli che pubblicavano i grandi reportage hanno chiuso. Ma questo è un segno dei tempi. Ho l’impressione però che qualche direttore di magazine sta avendo il coraggio di dare spazio ai reportage. Si intravede un ritorno. Ce ne sarebbe bisogno per tutti, soprattutto per tutti quei lettori attenti che meriterebbero più rispetto.

Quanto condivide il binomio immagine uguale a realtà quindi a verità?
Poco. E dipende dall’autore. Dalla sua onestà. Dalla ricerca della vera verità. Spesso si guarda sui giornali, alla foto senza “leggerla”, al suo contesto e a chi l’ha fatta.Molti giornali non firmano le foto…. Lei si farebbe costruire la sua casa da un anonimo muratore? Oppure andrebbe alla ricerca di un ingegnere, professionista serio e con esperienza? Le immagini sui giornali sono cose serie per questo credo che per fare il fotogiornalista non può farlo solo un bravo fotografo che sa scattare belle immagini.

Quanto spazio ha la sofferenza nelle sue foto? E quanto si rischia a volte di utilizzare tale sofferenza per far colpo, per avere la notizia?
Non vado a cercare la sofferenza ma se me la trovo davanti i miei occhi sicuramente la metto in evidenza senz’altro.
Se una storia è drammatica è già una notizia, la foto della sofferenza semmai può portare il lettore a leggere la notizia anzichè sfogliare il giornale e passare avanti.

Il reporter nell’era del web: come si è trasformato?
Prima bisognava essere veloci, oggi ancora di più. La nuova tecnologia ci ha costretto a specializzarci, a studiare e a inventarci nuovi mestieri per essere competitivi. Penso al lavoro dello stampatore di una volta…. ora con la camera oscura digitale bisogna saper essere all’altezza della situazione. Non si può più delegare ad altri, non ci sarebbe il tempo.

Avrà visto sfilare davanti a sè  mille volti, mille immagini, c’è un ricordo in particolare che le è rimasto impresso?
La sofferenza di immigrato durante un tragico sbarco a Siracusa nel 2003. Era sorretto dagli infermieri della Croce Rossa. Sembrava la deposizione del Cristo.

 Ritornando al premio dedicato a Maria Grazia Cutuli , giornalista catanese, siciliana come lei, ha avuto un significato particolare…
Il premio Cutuli rappresenta per me motivo di orgoglio. Un premio giornalistico prestigioso intitolato ad una cara persona che conoscevo, stimavo e volevo bene. Maria Grazia era una vera giornalista di razza, una donna che aveva imparato il mestiere sul campo, non aveva paura e amava raccontare la verità. Era appassionata del suo lavoro e io di lei per come concepiva il suo lavoro.Questo premio lo sento come una carezza di Maria Grazia.
Per questo credo che lo conserverò tra i ricordi più belli della mia carriera.

 

( nelle foto in alto a sinistra Fabrizio Villa; nella foto in basso a destra uno scatto di Villa durante uno sbarco di immigrati a Siracusa)

 

1 commento

  1. sono le Persone a dare Forza alle immagini…
    complimenti Fabrizio!

Lascia un commento

Devi essere loggato per inserire un commento.