Tre cose sconcertanti, forse quattro

Mezzogiorno. Via Tomacelli. Un uomo mi mette nel taxi suo figlio. Un bambino di sette, otto anni massimo. Lo fa sedere davanti, e dopo avergli dato sbrigativamente una carezza sulla guancia mi dice di portarlo dall’altra parte del ponte, esattamente a piazza Cavour, di fronte al cinema Adriano. Parto, e dopo pochi minuti, mentre stiamo già entrando nella piazza, il bambino nota l’intenso fumo nero che esce dalla marmitta di un’auto che ci precede.

 - Ecco – osserva – e poi ci lamentiamo che l’aria è inquinata e che ci viene il cancro ai polmoni.

 Intanto siamo arrivati davanti al cinema. Mi fermo.

 - Quant’è? – fa lui.

- Quattro euro e trenta – faccio io.

- Tenga sono esatte, e grazie mille.

 Il ragazzino a quel punto scende velocemente, e io non posso fare altro che seguirlo con lo sguardo, aspettare che entri nel portone di un palazzo poco distante e poi rimettermi al lavoro.

 Ora non so voi, ma di questa storia, dal mio personale punto di vista, trovo sconcertanti tre cose:

 La prima: che un padre, seppur per un tragitto breve, metta un figlio di otto anni da solo in un taxi.

 La seconda: che dalla bocca di un bambino di otto anni esca la parola cancro.

 La terza: che un tassista trasporti un bambino di otto anni “sprovvisto” dell’accompagnamento di una persona adulta.

 Posso farlo? Esiste un decreto comunale che mi da questa autorizzazione? Devo informarmi al più presto! Comunque spero di no, perchè sarebbe, sempre dal mio personale punto di vista, la quarta cosa che troverei sconcertante in tutta questa storia.

0 commenti

Puoi essere il primo a lasciare un commento.

Lascia un commento

Devi essere loggato per inserire un commento.