Da nove anni segregata nel bagno di casa dal padre. Come è difficile la vita dei bambini e delle ragazze palestinesi
Si parla spesso di quei territori per gli scontri fra palestinesi ed israeliani, raramente per conoscere aspetti della vita quotidiana delle famiglie, della condizione di donne e bambini. E’ un fatto che alle difficoltà di una esistenza messa continuamente a repentaglio dalle tensioni militari e politiche, i più deboli associano purtroppo traumi personali causati dagli adulti. Un caso emblematico in questo contesto è stato scoperto dalla polizia palestinese che ha liberato una ragazza, tenuta segregata per ben nove anni dal padre, nel bagno della sua abitazione di Kalkilya, in Cisgiordania. Secondo le fonti dell’agenzia di stampa palestinese Wafa, la ragazza ha una “età apparente” di 20 anni; sarebbe rimasta per quasi metà di questi chiusa nel bagno senza la possibilità di uscire neppure una volta.
A sua disposizione aveva solo un materasso ed una coperta. Agli agenti della polizia – secondo l’agenzia Wafa – il padre avrebbe raccontato di averle imposto la totale clausura “in seguito a dissidi familiari”.
Il sito web Ynet precisa che il padre è un arabo cittadino di Israele; dopo l’irruzione nella sua abitazione gli agenti palestinesi lo hanno consegnato ai colleghi della polizia israeliana.
Caso isolato? Forse, in fondo si potrebbe dire che questo tipo di avvenimenti si leggono pure sulle cronache nazionali, al Sud come al Nord d’Italia. Di certo non sono facilmente “digeribili” i dati dell’Ufficio centrale palestinese di statistica (Pcbs): numeri allarmanti che riguardano una ricerca sul livello di violenza a cui donne e minori sono sottoposti all’interno dei loro nuclei familiari, in Cisgiordania e a Gaza.
Secondo lo studio elaborato dal Pcbs, fra gli adolescenti di età compresa fra 12 e 17 anni, nel corso del 2011 la metà sono stati esposti almeno una volta a forme di violenza (psicologica o fisica) da parte di uno dei genitori.
Le foto sono di Umberto Siagura, scattate nel giugno 2002 a Gaza. Per vederne altre si può visitare il sito www.aumbete.it











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