Tassisti, diario dell’ennesima giornata di mobilitazione e di una fiducia che forse non c’è più
Fiducia. Accompagnato da questa parola ieri sono andato via dall’ennesimo presidio, o meglio, questa volta sciopero autorizzato, di noi tassisti a Circo Massimo. Fiducia.
Certo, avere fiducia dopo una giornata come quella di due giorni fa non è affatto facile. Una giornata, 23-01-2012, nella quale ho rivisto le appena, solite, smarrite, mille facce su ottomila. Un’altra giornata uguale a quella di venerdì 20. Una giornata scandita dal nulla, relegati di nuovo come pecorelle smarrite, infreddolite e innocue in quello spicchietto di Circo Massimo.
Una giornata dei soliti bla bla bla, dei soliti caffè, delle solite file ai bagni, dei soliti panini, delle solite telefonate a casa per comunicare che ancora non ci sono novità, dei soliti posti di polizia all’incrocio tra via dei Cerchi e via San Teodoro e quelli dei carabinieri dalla parte opposta. Una giornata dei soliti incontri con gli altri amici colleghi. Aho ciao come stai tutto a posto? Sì, a parte sta situazione tutto a posto!
Una giornata dei soliti capannelli di persone. Una giornata dove un tipo m’ha detto stizzito che io non potevo lamentarmi dei nostri rappresentanti perchè non ho neanche una tessera sindacale. E io che gli ho chiesto sarcastico se tra le settemila persone assenti c’era anche qualche suo amico tesserato come lui. E lui che allora ha iniziato ad innervosirsi e mi ha detto che con me non ci voleva parlare e poi se ne è andato. Una giornata che a definirla di protesta si rischia di passare solo per ridicoli. Una protesta, dal mio personale punto di vista, nella piena legalità è ovvio, è un qualcosa che si deve far sentire. Un qualcosa che deve arrecare un danno, un disagio, un disturbo, indispensabile per evidenziare la tua rabbia e il tuo malcontento.
Una giornata dove questo non c’è stato. Assolutamente no. Una giornata nella quale allo: - sciojemo i turni e scennemo in piazza pe’ fa vede a sto Monti che significa avecce ottomila taxi in giro pe’ Roma tutti nello stesso momento! - gridato dalla maggioranza della folla, incluso io, i nostri sindacalisti hanno preferito, senza metterla ai voti, la strategia morbida del colloquio con le parti politiche. - Abbiamo sessanta giorni di tempo – ha gridato tra molti fischi e qualche sporadico applauso Bittarelli - prima che il decreto venga approvato dal senato e dal parlamento! E noi in questi sessanta giorni ci impegneremo a parlare con tutti i rappresentanti dei partiti, PDL, PD, LEGA, IDV etc etc, per cercare di convincerli a modificare molti punti di questo vergognoso decreto! Ve lo prometto! State tranquilli, e tranquillamente, vi dico, domani andate a lavorare! Ecco! Fiducia! Questo invocano. Questo ci chiedono. Fiducia nei loro ve lo prometto. Nei loro state tranquilli. Nei loro tranquillamente andate a lavorare.
Mentre mi avvio alla macchina, con un mal di schiena atroce per le troppe ore passate in piedi, sto cercando disperatamente di trovarla in qualche angolo della mente e del cuore questa maledetta fiducia. Ci provo, ma è un lavoro arduo però. Anche perchè, per ora, sia nel mio cuore che nella mia mente, l’immagine del pupazzo con l’ombrellino delle vignette di Altan la sta facendo da padrone.











0 commenti
Puoi essere il primo a lasciare un commento.