Autoironia amara di una detective che al posto della pistola ha la macchina fotografica

In occasione dell’8 marzo rispolveriamo un libro del 2004 scritto da Grazia Verasani – Quo Vadis Baby? -  al centro del quale c’è Giorgia Cantini, investigatrice privata quarantenne, un po’ sovrappeso, dal bicchiere facile, e dagli amori difficili. Nella sua agenzia non si indaga su morti ammazzati, storie di mafia, delitti industriali. Si indaga principalmente su questioni di corna.

Mariti o mogli traditi che vogliono vedersi sbattere in faccia la verità. Giorgia non possiede nemmeno un’arma: soltanto una macchina fotografica, per inchiodare il fedifrago di turno. E uno scatto può far male quanto una pallottola (in inglese lo stesso verbo to shoot, è usato sia per “sparare” che per “fotografare”).

Ma cosa succede se, improvvisamente, in una serata piovosa, è costretta a ruotare l’obiettivo e puntarlo su se stessa, sui fantasmi del passato e sulle paure del presente?

 Un noir di grande successo, scritto nel 2004 da Grazia Verasani, portato anche al cinema da Gabriele Salvatores, dove ci si interroga sull’atto del guardare, sui filtri che immancabilmente si frappongono tra noi e la realtà.

E un omaggio appassionato alle vecchie storie polverose di detective privati, stile Hammett e Chandler, a cui va ad aggiungersi la forza di un personaggio femminile originale e straordinariamente potente, un concentrato di autoironia e fragilità, modi virili e piccole debolezze.

Una donna anticonvenzionale e atipica, che vediamo dibattersi tra ricordi prepotenti e un personalissimo modo di guardare al futuro. Ma che quando la sera rientra a casa, nel suo appartamento scalcinato, tra il frigorifero vuoto e la stanchezza della giornata, potrebbe tranquillamente essere una di noi.

TAGS: , , , , , , ,

0 commenti

Puoi essere il primo a lasciare un commento.

Lascia un commento

Devi essere loggato per inserire un commento.