Amò…prima de dormì pensamme forte

Lungara, Regina Celi – mi fa, poi prende il cellulare e chiama un numero. Parla a bassa voce.

 - Ciao amo’ ho preso er taxi adesso, sì l’ho incrociato appena so uscito dar portone, lo sai, t’ho salutata da appena quarche minuto è già me manchi da morì…

 Il ragazzo smette di parlare, ascolta, guardando fuori dal finestrino. Qualche secondo, poi riprende. Io intanto supero piazzale Aurelio, imbocco via Garibaldi e supero il Fontanone. Per la strada non c’è anima viva.

 - …no piccolè non piagne, che er prossimo fine settimana arriva presto, me mancano solo tre mesi, tre mesi dovemo resiste ancora amò, e poi fanculo permessi e rientri de domenica sera, tre mesi, solo tre mesi, e poi sempre insieme, sempre te lo giuro…

 Il ragazzo si interrompe di nuovo. Ha gli occhi un po’ lucidi. A Porta Settimiana giro a sinistra per via della Lungara, supero l’università John Cabot e continuo dritto. Eccolo che riprende a parlare.

 - …te amo pur’io da impazzì, proprio da impazzì, tesò so arivato, devo attaccà e entrà subito, che lo sai questi come so, so capaci de fatte vede li sorci verdi pe quarche minuto de ritardo…

 Arrivo. Mi fermo, blocco il tassametro e aspetto. Lui continua a parlare.

 - …oh amò me raccomanno, stanotte prima de dormi pensamme forte, che io te sento lo sai, e me riscaldo e il freddo della cella nun lo sento più, amò devo annà, no no nun te rimette a piagne amò, no no, tirame ‘n bacio dai, ecco brava, ciao amò, ciao, ciao…

 Il ragazzo attacca e si rimette il cellulare in tasca.

 - Quant’è – mi fa nervoso.

- Otto – gli dico.

 Mi da dieci, dice va bene così, prende lo zaino ed esce. Poi attraversa la via ed entra nel portone del carcere.

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