Donne e fumetto, basta con i ruoli secondari, le ragazze sono diventate grandi

Donne e fumetto. Sfatando il mito che leggere “strisce” sia solo roba “da maschi”, inoltriamoci nell’argomento per una panoramica sulle figure che disegnatori e sceneggiatori sono riusciti ad imporre all’attenzione del grande pubblico.

 Nonostante in passato l’eroina sia stata spesso una spalla un po’ più opaca del personaggio maschile, come la Eva Kant di Diabolik, è pur vero che in Dylan Dog il personaggio secondario (seppur diverso ogni volta, con poche eccezioni) è quello di una donna indescrivibilmente bella ma di estremo spessore intellettuale ed emotivo.

 Abbiamo raccolto una serie di impressioni di Roberto Dal Prà, uno dei più importanti sceneggiatori a livello europeo, attualmente figura di spicco della Scuola Internazionale di Comics, struttura che vanta diverse sedi in tutta Italia, ultima nata la “casa” di Napoli.

Più che una vera e propria intervista si tratta di riflessioni che abbiamo strappato a Dal Prà il quale, come tutti gli artisti che si rispettino, a volte sembra schivo nel voler affrontare i temi che riguardano il proprio lavoro.

Ecco dunque che Dal Prà avverte: “Una specificità del ruolo della donna nel fumetto non esiste” proprio perché, e ciò non dovrebbe sorprenderci, “se esiste è identica a quella dei personaggi femminili della letteratura e del cinema contemporaneo: donne libere di fare quello che vogliono”. Basti pensare a Julia, e le sue avventure da criminologa, figura ideata da Giancarlo Berardi.

Ma quello che le eroine vogliono è, naturalmente, ciò che vogliono il loro autore e il loro editore; ad oggi sono ancora in massima parte “maschietti”.

Dal Prà ci rassicura: “Guardando le tante brave allieve dei corsi di disegno e sceneggiatura della Scuola Internazionale di Comics, credo che presto le cose cambieranno!”. Insomma, si sta aprendo una via femminile contemporanea all’arte grafica che racconta avventure? Speriamo di sì.

 Un altro aspetto della natura del personaggio femminile che può venire in mente al lettore occasionale è lo sfruttamento sul piano erotico che però, secondo Dal Prà, non è più “la tendenza che caratterizza lo spessore dei personaggi a fumetti femminili”.

Tutto ciò è testimoniato dalla crisi di mercato delle riviste del settore, perciò “è chiaro che quell’immaginario femminile non esiste più.”

 Quindi nel fumetto, come in ogni altra forma e dimensione della narrativa, non troviamo altro che delle versioni di noi stessi e il fatto che possano rappresentarci o meno non le rende meno complesse o degne.

In passato la figura femminile nel fumetto sembrava adattarsi ad una tendenza della percezione della donna da parte dell’universo maschile. Oggi l’assioma ha cessato di valere e il ruolo femminile trascende il sesso, lo spazio, il tempo e la materia. Impariamo da Cybersix. Abbiamo tralasciato volutamente il fenomeno Manga; ne parleremo prossimamente.

Nella prima immagine, una copertina di Julia, della Sergio Bonelli Editore; nella seconda, Cibersix; nella terza, la copertina anglosassone di “The eyes of doom” storia firmata da Gimenez-Dal Prà e pubblicata a livello mondiale

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