Biomasse ed ambiente, storia di un Comune toscano che dice “no”

Cosa accade se persino un territorio storicamente protetto, come le campagne toscane in provincia di Siena, si scontra con le questioni legate alla produzione di energia “alternativa”? Reazione immediata, si formano due fronti, uno a favore, l’altro contrario.

Per cui la vicenda di una piccola cittadina come Buonconvento, comune di tremila abitanti nella Valle dell’Ombrone, può assurgere a simbolo di un dibattito quanto mai attuale che riguarda i sistemi più corretti per trovare energie utili, senza però intaccare ambiente e di conseguenze ledere la salute e le istanze dei residenti.

Non appena si è avuta notizia della possibile realizzazione di un impianto di biomasse, si è formato un comitato presieduto dall’ex sindaco Massimo Sbardellati che negli anni novanta, durante un suo mandato, aveva provveduto ad impedire la realizzazione di una discarica.

Il comitato si sta prodigando per impedire la realizzazione di tre impianti a biomasse il cui progetto, presentato in Comune il 14 aprile, era stato reso noto alla comunità il 14 maggio, con termine perentorio per la presentazione di eventuali osservazioni il 3 giugno.

Gli impianti a biomasse, detto in maniera semplice, convertono in energia i residui di origine forestale o agricola. I combustibili derivati da esse emettono nell’atmosfera una quantità più o meno corrispondente a quella assorbita dai vegetali durante la crescita. Il vantaggio ecologico è perciò la limitazione nel rilascio di anidride carbonica che incrementerebbe l’effetto serra.

Ci sono però anche degli svantaggi, perché per fornire sufficiente materiale da degradare nelle centrali devono essere impiegate grandi aree per via della bassa densità energetica delle biomasse, vengono spesso impiegati fertilizzanti e devono essere anche considerati i problemi logistici e l’impatto ambientale conseguente alla scelta dell’utilizzo di questa fonte energetica.

Esistono esempi virtuosi di utilizzo delle biomasse: Prato allo Stelvio, comune della Val Venosta, oltre ad avere una piccola centrale idroelettrica da 80 kW e una centrale a biogas, ad utilizzare il fotovoltaico e l’eolico, dispone di una centrale a biomasse che produce energia elettrica e termica per il teleriscaldamento degli abitanti.

Quello che rende questa scelta energetica utile all’ambiente e all’economia è il disporre di centrali di piccole dimensioni che brucino residui di boschi o di segherie così da rendere autosufficienti piccole realtà. Nel caso di centrali più grandi,  predisposte in luoghi che per le loro caratteristiche naturali renderebbero necessario il reperimento del materiale altrove, ci sono da considerare lo spreco di soldi e tempo per procurarsi la materia prima e la necessità di trasportarla in loco determinando  emissione di gas serra che renderebbe nulla una delle principali motivazioni a favore della scelta.

Nel caso di Buonconvento “si era tentato un escamotage per aggirare la Valutazione dell’Impatto Ambientale” (costruire tre centrali da 999 KWH cadauna per non eccedere il limite di 1 MWH e rendere necessaria la VIA, ndr) -  sostiene il presidente del comitato -  con la speranza di vedere approvare il progetto e beneficiare dei contributi statali.”

A seguito di una riunione con il comitato e sentite le motivazioni dell’opposizione al progetto sia il sindaco che l’ufficio tecnico si sono detti contrari alla sua realizzazione. Le osservazioni sono state regolarmente presentate l’1 giugno ed ora non resta che aspettare il responso della Provincia, atteso per inizio luglio.

I membri del comitato promettono però di non aspettare con le mani in mano: faranno infatti tutto il possibile per salvaguardare il loro territorio.

Nelle foto: l’immagine di un impianto di biomasse ed una veduta panoramica del paese di Buonconvento.

TAGS: , , , , , , , , , ,

0 commenti

Puoi essere il primo a lasciare un commento.

Lascia un commento

Devi essere loggato per inserire un commento.