Ausonia: “Creo storie da leggere ma non è solo intrattenimento”

Se non conoscete Ausonia, probabilmente rischiate di perdervi uno degli aspetti più interessanti del fumetto italiano. Si parla, naturalmente, di un fumetto all’avanguardia.

Ausonia è stato ospite, qualche settimana fa, della Scuola Internazionale di Comics, sede di Jesi. Sì, perché anche le Marche hanno la loro Scuola di Comics. Non solo ce l’hanno, ma è anche diretta da una donna: Graziella Santinelli.

Tutto è iniziato quasi per caso: “All’epoca gestivo una fumetteria e con il Centro Aggregazione Giovanile decidemmo di organizzare un brevissimo laboratorio di Fumetto”, racconta Santinelli. L’esperienza è così gratificante e ha un tale successo che nel 1999 nasce la terza sede della scuola – la prima è stata Roma -  della quale Santinelli diventa direttrice. “Sicuramente non è semplicissimo gestire la mia posizione in un campo ancora così ‘maschile’ – precisa Santinelli – nel quale se non disegni è difficile riscuotere credito e fiducia perché non sei del campo e quindi non ti riconoscono come competente. Per fortuna queste cose non mi hanno mai toccata e ci rido sopra.”

Per quanto riguarda la collocazione geografica “la vita della Scuola non è facilissima – sostiene la direttrice – nonostante i nostri grandi risultati ancora c’è una diffidenza di fondo. Anche i ragazzi che si avvicinano spesso ci chiedono come mai c’è una sede della Scuola Internazionale di Comics a Jesi nelle Marche quando le altre sedi sono a Roma o a Firenze o a Torino. Io in genere rispondo: ‘Beh… Perchè no?”.

Infatti: perché no? La scuola si è fatta un ottimo nome negli anni, tanto da avere come ospite uno dei personaggi più interessanti nel panorama del fumetto contemporaneo: Ausonia, all’anagrafe Francesco Ciampi. Neanche lui pensa di dedicarsi al fumetto, infatti dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti a Firenze si dedica alla sua passione per la pittura. Illustra solo per arrotondare, ma più cerca di fare altro più il fumetto si impone.  “Quello fu anche il motivo che nel ’98 mi portò a smetterla col fumetto. Non mi soddisfaceva. Ci sono voluti otto anni per riprendere in considerazione l’idea di tornare a fare fumetti.”

Dopo la pausa arriva una nuova motivazione che fa nascere e crescere opere d’arte del calibro di Pinocchio-Storia di un bambino e Post-Human Processing Center con le quali si allontana progressivamente dall’aspetto consueto del fumetto.  “La volontà di essere comunicativo è alla base del mio lavoro. E a quel punto puoi cambiare le regole quanto vuoi ma ciò che fai rimane una storia da leggere. Ma non mi interessa creare intrattenimento. Metto la mia opinione nelle storie che scrivo. O i miei dubbi. Non è importante pensarla come me, è importante subire una provocazione.” Nel suo lavoro c’è una spinta continua all’indagine interiore, che però non viene mai pensata a beneficio del lettore. Tutto è “assolutamente egoistico. Penso solo alle mie necessità e a soddisfare il mio ego. Tutti gli artisti che amo o che ho amato non pensavano a me in quanto possibile fruitore delle loro opere.”

Questo presuppone l’esistenza del genio, visto che artisti ci si può autodefinire, ma nella misura in cui “quando superi un limite umano allarghi la scala dei valori. Delle possibilità. Niente a che vedere con il concetto di superuomo o di santità.”

Nelle due immagini, altrettante produzioni di Ausonia

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