L’Italia? Non è un Paese per stranieri

La campagna di comunicazione contro il razzismo si intitola “Made in Italy”. A giudicare dai dati forniti dal Rapporto di Human Right Watch del 2011  l’Italia non è un Paese per stranieri.

Numerosi sono, infatti, gli episodi di violenza registrati negli ultimi anni, a partire dalle aggressioni ai campi Rom di Napoli nel maggio 2008 e dagli scontri a Rosarno sino ad arrivare a casi singoli, come quello di Abdoul Guiebre, ucciso in strada a sprangate a Milano nel 2008, o del cittadino indiano picchiato e bruciato dopo essere stato cosparso di benzina a Roma, nel 2009.

Durante la conferenza di presentazione svoltasi a Roma, a questo proposito, Massimiliano Monnanni, direttore UNAR, ha sottolineato come i fenomeni di razzismo e xenofobia siano in aumento.

Il 22,4% di tutte le istruttorie svolte dall’Unar nel 2011, ha aggiunto Monnanni, riguardano il settore mediatico e internet.

Negli ultimi tre anni, infatti, si è assistito ad una crescita esponenziale del numero di siti, blog e post oscurati e rimossi dalla Polizia Postale e del numero di segnalazioni per incitamento all’odio razziale.

La conferenza è stata occasione anche per presentare, in anteprima, lo spot di “30che sarà diffuso dai canali RAI e dal circuito interno Poste Italiane e Moby TV.

L’evento è stata occasione per lanciare un vero e proprio appello al Parlamento italiano affinché provveda quanto prima alla ratifica del Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d’Europa sul Cybercrime, sottoscritto il 9 novembre 2011 dal governo italiano, come suggerito dall’Unar.

Un Protocollo quest’ultimo che, oltre a rafforzare il quadro giuridico in materia di reati a sfondo razzista e xenofobo perpetrati via internet, consentirebbe alle autorità di polizia e giudiziaria di operare con piena efficacia anche sui siti xenofobi e razzisti operanti al di fuori del territorio nazionale.

Nella foto, un manifesto anti razzista della Cgil

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