Vi racconto la mia esperienza di meditazione, immerso nel Silenzio Nobile
Tempo di vacanze. Spiagge affollate, bambini urlanti, vicini che vi tartassano con le conversazioni gridate al cellulare? Se non sapete cosa vuol dire meditazione e ricerca della serenità, leggete il reportage del “nostro inviato” Benny Mazzeranghi, in viaggio da mesi fra India, Borneo, Malesia…
Arrivi e lasci subito in custodia tutta una serie di oggetti: soldi, sigarette, libri, quaderni, penne, cellulare, computer e insomma tutto quello che non è strettamente necessario. Mangi una cosa, ti spiegano come funziona e via in camera. In un versante del centro vivono le donne, nell’altro gli uomini. Da questo momento scatta quello che chiamano il Silenzio Nobile. Non puoi più parlare con nessuno, neanche gesti, sguardi d’intesa o sorrisi e nemmeno da solo. Silenzio totale. Dopo poco si va nella sala meditazione, una stanza enorme e suggestiva. Un paio di ore per capire i primi passi della meditazione Vipassana e poi a dormire. Vipassana: cerco di farla breve. Sono gli insegnamenti di Bhudda sulla meditazione, la pura tecnica di meditazione. Niente immaginazione, visualizzazione o vocalizzazione (mantra, luci, niente di niente). Ti siedi e osservi cosa accade al tuo corpo, mera e pura osservazione delle sensazioni e delle emozioni che il corpo ti manda. Tu le osservi punto e basta, belle o brutte che siano senza cercare di vivere quelle piacevoli e di scacciare quelle meno piacevoli, o di indurti alcune sensazioni. Osservi solo ciò che è reale e quindi non deciso da te ma che il corpo ti rimanda. Osservazione che inizia i primi giorni fissando l’attenzione sulla respirazione, poi pian piano si inizia ad osservare il resto del corpo, muscolo per muscolo fino a cercare di avere un’immediata percezione di se stessi con uno sguardo, diciamo, totale.
Questo è il giorno di preparazione al corso, ma l’impatto è già molto forte. Torni in camera e la prima cosa che noti è che non hai niente, solo la roba per dormire e i vestiti, niente di niente che possa in qualche modo distrarti o distogliere l’attenzione da te stesso.
Sveglia alle 4, alle 4.30 due ore di meditazione (le più belle, con la natura che pian piano si sveglia con il canto degli uccelli e l’alba). Alle 6.30 colazione fino alle 8. Poi tre ore di meditazione fino alle 11, ora del pranzo (tutto cibo vegano) fino alle 13. Poi 4 ore di meditazione. Alle 17 cena (the e banana …) fino alle 18. Un’ora ancora di meditazione e dalle 19 alle 20.30 teoria e ultima mezz’ora, fino alle 21, di meditazione. Poi in stanza e alle 22 luci spente.
A volte mi sentivo prigioniero, rapito da una setta di fedeli folli e posseduti (una sessantina di persone che per 10 giorni girano una accanto all’altro come zombie, senza mai guardarsi o accennare a un sorriso, fantasmi impalpabili che si ignorano ogni minuto). In altri casi ho assaporato la vera pace dei sensi, il vero silenzio e apprezzato fino in fondo la possibilità di vivere 10 giorni senza dover proferire parola con nessuno, senza nessun obbligo formale e sociale. Diciamo che il silenzio, in assoluto, è la cosa che più mi ha colpito.
Ho sofferto molto la noia. Dieci ore al giorno a meditare sono devastanti, faticose come fare sport e anzi molto di più. Sudi, cerchi di concentrarti, invano. Cerchi di fare ciò che ti viene detto, ma è tutto molto difficile, faticoso, impegnativo e soprattutto frustrante. Quindi alla fine alcuni momenti di meditazione da poter fare in camera diventano occasione per rilassarti, ma non avendo niente da fare (non puoi nemmeno fare ginnastica, yoga o quant’altro), rimani in camera, ti sdrai sul letto, poi ti annoi allora torni a meditare … insomma in alcuni casi davvero ti sembra di impazzire! Naturalmente non puoi parlarne con nessuno, quindi tutte queste sensazioni le vivi da solo e dopo un po’ ti rimbombano nel cervello, ti inizi a chiedere cosa cavolo ci stai a fare, decidi di andare via, ci ripensi, ti incazzi, inizi a pensare che è una cacata di cosa, che è ridicola e che non serve a niente.
In alcuni casi fai sessioni di un’ora in cui stai seduto ma non puoi muovere assolutamente un muscolo, totalmente immobile, non puoi asciugarti il sudore (siamo in Malaysia e fa un caldo insopportabile) e naturalmente l’unica sensazione che il corpo ti rimanda è un dolore devastante alle gambe e alla schiena. Tutto va osservato e accettato perché sono reazioni naturali del corpo, quindi la meditazione va affrontata con la consapevolezza delle leggi della natura (tutto nasce e muore, tutto cambia) e con equanimità (sorridere al dolore e alla gioia in egual misura). Non è esattamente quello che sono riuscito a fare mentre le gambe mi tremavano per il dolore! Insomma tutto molto difficile e dopo pochissimo ti ritrovi a visualizzare o verbalizzare, allora ti riconcentri sulla respirazione e provi nuovamente a osservare il tuo corpo, ma riparte la voce della tua mente, oppure immagini e ti distrai, rinizi e così via. Dopo un po’, come dicevo, sei esausto e frustrato.
Gli insegnamenti teorici sono dati da un video, giorno per giorno, in cui il guru della Vipassana, un personaggio buffissimo, birmano di origine indiana, tale S.N. Goenka, ti spiega cosa devi fare oltre a una sorta di indottrinamento spiritual religioso. Durante la meditazione viene invece spesso messo un cd in cui la voce di Goenka ti ricorda la tecnica da utilizzare e in alcuni casi canta in sanscrito alcuni passi di un libro sulla vita e gli insegnamenti di Buddha. Una cantilena martellante e spesso insopportabile molto simile al lavaggio del cervello.
Tutta la pratica della meditazione, alla fine, dovrebbe permetterti di vedere il mondo, la vita per ciò che è e quindi vivere tutto con equanimità, con il sorriso come arma per affrontare tutto e tutti, belle e brutte situazioni. Arrivare ad essere un illuminato e quindi capace di vivere gioia e di dare gioia agli altri.
In conclusione, è stata un’esperienza profondissima, un viaggio nel mio cervello, soprattutto quando mi ritrovavo solo in camera, non a meditare, ma semplicemente a pensare, io e me stesso, niente nel mezzo che possa dividerti e distrarti. Questo mi ha fatto apprezzare molte cose bellissime che ho e che do per scontate … ne dico solo alcune … gli amici, la famiglia, Silvia, la musica, i miei dubbi, le mie sofferenze, le delusioni e le grandi – piccole imprese, le emozioni che ogni giorno abbiamo in dono, dare e ricevere un sorriso, dare e ricevere una pacca sulle spalle, piangere e sfogarsi, il sesso, una sbronza, una canna, rincasare alle 7 del mattino e risvegliarsi alle 3 del pomeriggio, un libro che vorresti non finisse mai, la buona salute, l’amore per e degli animali, la natura … il mondo … la vita!!!
Oggi è finito il corso, ieri non vedevo l’ora che finisse, stanco e sfinito. Oggi mi sento da Dio! Ho la sensazione fisica della schiena dritta perfettamente centrata con il bacino ed il collo, la sensazione fisica di equilibrio mentale. Oggi non inciamperei nemmeno su uno scalino invisibile; domani o tra un pochi giorni so che queste sensazioni svaniranno … tutto nasce e muore, tutto cambia.











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