Emanuela Loi, la poliziotta che accompagnò Borsellino all’ultimo appuntamento

“E’ normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio.” Questa è una frase di Paolo Borsellino e di coraggio Emanuela Loi ne ha dimostrato tanto. E’ stata la prima donna poliziotto ad entrare a far parte di una  squadra di agenti addetta alla protezione di obiettivi a rischio. In occasione dell’anniversario della strage, Donnareporter ha scelto di ricordare l’unica ragazza che faceva parte del gruppo di poliziotti che tutelavano il giudice Borsellino.

Emanuela fu assegnata alla scorta del magistrato impegnato, insieme con Giovanni Falcone (ed altri del pool antimafia di Palermo), da poco ucciso nell’attentato di Capaci, nella lotta alla mafia. Un contrasto che andava oltre la cattura dell’ala “militare” di Cosa Nostra, ma tentava di individuare i collegamenti che una parte dello Stato aveva tenuto, ed in quell’epoca ancora gestiva, con la “Piovra”.

L’ex dirigente di polizia Gioacchino Genchi, in un convegno dedicato ad Emanuela lo scorso febbraio dal titolo “La forza del coraggio, la forza delle idee” ha raccontato di averla conosciuta e che lei stessa  gli comunicò con orgoglio di aver ricevuto quell’incarico. Tanto coraggio quindi perché l’attentato a Paolo Borsellino era un attentato annunciato, lo sapeva il magistrato che aveva affermato “devo fare in fretta, perché adesso tocca a me” e lo sapevano Emanuela e i suoi colleghi addetti alla scorta.

Il 19 luglio 1992 in via D’Amelio a Palermo furono fatti esplodere 100 chilogrammi di tritolo stipati in una Fiat 126, l’esplosione fu sentita in tutta la città. Oltre ad Emanuela Loi persero la vita Paolo Borsellino, Walter Eddie Cosina, Agostino Catalano, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli, il loro collega Antonino Vullo, gravemente ferito, si risvegliò in ospedale. Nell’attentato rimasero ferite altre 23 persone.

Nata a Sestu,  un piccolo paese a dieci chilometri da Cagliari, Emanuela dopo aver conseguito il diploma alla scuola magistrale era entrata nella Polizia di Stato nel 1989 e trasferita a Palermo due anni dopo, in quell’occasione disse “So benissimo che fare l’agente di polizia in questa città è più difficile che nelle altre, ma non posso tirarmi indietro.”

Guardando le fotografie di Emanuela Loi colpisce, in particolar modo, il bellissimo sorriso che ne illumina il viso e lo sguardo che rivela un animo dolce. I genitori hanno raccontato che il suo sogno era quello di tornare in Sardegna e sposarsi, desideri semplici come quelli di tante ragazze, ma per Emanuela tutto è finito in un attimo, nell’adempimento del dovere che le è costato la vita a soli ventiquattro anni.

Il 5 agosto 1992 le fu conferita la medaglia d’oro al valor civile e nell’ultima parte la menzione cita “… Barbarmente trucidata in un proditorio agguato di stampo mafioso, sacrificava la vita a difesa dello Stato e delle Istituzioni.”  Difesa, quindi, dello Stato e delle Istituzioni e viene spontaneo chiedersi quale Stato e quali Istituzioni se dovesse provarsi che la strage di Via D’Amelio abbia come movente la necessità di fermare le indagini che conduceva Paolo Borsellino, mirate a portare allo scoperto la presunta trattativa tra Stato e mafia.

A Emanuela Loi, dopo la sua morte, sono stati intitolate  scuole, piazze, strade, ponti, premi letterari, concorsi, borse di studio.

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