Londra, i Giochi Olimpici, e quel massacro del 1972 che qualcuno non vuol ricordare

 Sono trascorsi 40 anni ma quella foto in bianco e nero – il terrorista incappucciato affacciato ad un balcone -  è rimasta di una potenza indelebile, simbolo di una violenza programmata dentro una comunità che invece voleva solo celebrare un momento di competizione sportiva: i giochi olimpici di Monaco 1972.

Furono i palestinesi legati a” Settembre nero” ad eseguire la strage, uccidendo undici rappresentanti della squadra olimpiaca israeliana. Ha suscitato polemiche la decisione del Comitato olimpico di non voler ricordare le vittime. come richiesto da più parti, fra cui anche alcuni familiari degli atleti istraeliani uccisi nel ’72. Donnareporter ha raccolto l’opinione di Yoram Nathan: non un politico, solo un cittadino acuto osservatore delle vicende riguardanti il mondo e la comunità ebraica, che ha voluto esprimere il suo stato d’animo.

Tra le più sporche guerre che io conosca, credo che quella contro il terrorismo sia decisamente la più infida e bieca. Non è, ne mai lo sarà, una guerra da combattere ad armi pari poichè una democrazia che ne è vittima non può rispondere con la medesima ferocia.

Che fare quindi? Prevenire, analizzare, capire ed intervenire sulla coscienza degli uomini; ovvero studiare il fenomeno e provare all’infinito una via che porti alla pace. Belle parole, restano le vittime ed il dolore dei figli dei padri, delle madri,delle sorelle, degli amici.
La più bieca espressione della violenza dell’uomo è quella volutamente cercata per colpire gli innocenti, da millenni. Eppure, persino tra Spartani ed Ateniesi veniva rispettata una regola. Un codice ormai perduto tra i dedali tortuosi di una certa diplomazia da strapazzo che sguazza tra il letame dell’ONU.

Questo codice imponeva ai guerreggianti di sospendere le ostilità durante le Olimpiadi; questa regola imponeva l’obbligo di sedare qualsiasi tensione in onore del gioco, del confronto sano e leale. Dopo millenni di rispetto l’OLP di Arafat viola questa nobile etichetta, assassinando 11 giovani atleti colpevoli di essere ebrei, ancorchè degli israeliani, in una terra che pochi decenni prima aveva evaporato i loro stessi padri lungo i camini di Auschwitz.


Sono trascorsi 40 anni esatti. Il Comitato Olimpico Internazionale è stato fatto segno di innumerevoli tentativi posti in essere sia da istituzioni pubbliche di mezzo mondo, che da privati, affinchè ricordasse quelle povere vittime, con un minuto di silenzio. Lo ha negato.

Lo ha negato sotto l’arrogante pressione dei paesi arabi che non si sono accorti per niente della “primavera” emotiva ed ideologica che li sta pervadendo. “Il mondo arabo è malato” ha dichiarato il dittatore siriano (ma è il caso che lo rocordi?) Assad, all’indomani delle prime rivolte popolari libiche ed algerine. E comunque il CIO ha decretato che non vale la pena ricordare in seno alla festa dell’Olimpiade, quegli 11 atleti assassinati durante una Olimpiade. Perché? A chi da fastidio?

E’ come se noi italiani non commemorassimo più le vittime di piazza della Loggia perchè a qualcuno potrebbe dare fastidio…Mah, non so davvero cosa pensare. Comunque il silenzio lo rispetterò io, per tutta la durata dei giochi. Boicotterò le trasmissioni e so che un mio amico dissidente siriano che vive ormai esiliato a Londra, non acquisterà alcun biglietto e non vedrà alcuna gara dell’Olimpiade.

Gli ho chiesto dunque di spiegarmi il suo gesto e lui mi ha risposto così…” Sono un siriano, non sono un terrorista assassino”. Se il CIO non ha voluto ricordare gli 11 ragazzi ebrei, negando loro il riconoscimento sacrosanto di vittime del terrorismo, le parole di un dissidente siriano, mio amico, sono valse loro quanto una preghiera.

Le tre foto scelte risalgono all’epoca dei fatti e sono state prelevate dal web: la prima pagina di Life, uno dei terroristi che si affaccia al balcone del Villaggio Olimpico di Monaco, e la prima pagina del Sun. Chiunque, per motivi giustificati, ritenesse un utilizzo improprio di queste immagini, può segnalarlo alla redazione all’indirizzo: info@dierremag.com

0 commenti

Puoi essere il primo a lasciare un commento.

Lascia un commento

Devi essere loggato per inserire un commento.