Pussy Riot condannate, Amnesty International: “Colpo alla libertà d’espressione”
Si potrebbe parlare di sentenza annunciata, quella pronunciata dal Tribunale a Mosca, che ha condannato a due anni di prigionia in una colonia penale tre componenti del gruppo musicale Pussy Riot. L’accusa ne aveva chiesto uno in più. Il reato: ”teppismo per motivi di odio religioso”. Fra le voci di protesta – fuori dall’aula è scoppiato un putiferio con diversi fermi da parte della polizia, fra cui il campione di scacchi Kasparov – si leva quella di Amnesty International che la definisce “un duro colpo alla libertà d’espressione in Russia”.
Il 21 febbraio nella chiesa di Cristo il salvatore di Mosca, Maria Alekhina, Ekaterina Samutsevich e Nadezhda Tolokonnikova avevano intonato un brano il cui testo prendeva di mira il presidente Putin. Il mese successivo, erano state arrestate.
Amnesty International ritiene che il procedimento sia stato motivato politicamente e che le tre Pussy Riot siano state ingiustamente processate per quella che è stata una legittima, per quanto potenzialmente offensiva, azione di protesta. L’organizzazione per i diritti umani considera le tre ragazze “prigioniere di coscienza”e chiede alle autorità russe l’annullamento della condanna e il loro rilascio immediato e incondizionato.
”L’azione di Maria Alekhina, Ekaterina Samutsevich e Nadezhda Tolokonnikova intendeva provocare uno shock – ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma e Asia centrale di Amnesty International – in risposta alle proteste che hanno accompagnato le recenti elezioni parlamentari e presidenziali, le autorità russe hanno introdotto varie misure che limitano la libertà d’espressione e di riunione. Il processo alle Pussy Riot è un ulteriore tentativo del Cremlino di scoraggiare e delegittimare il dissenso”.
Il legale delle Pussy Riot, Mark Feigin, ha annunciato che farà appello contro la sentenza e di essere pronto ad un ricorso da presentare alla Corte Europa dei diritti umani, a Strasburgo.
Inutili sono risultati gli appelli delle personalità dello spettacolo, fra cui Madonna che di recenjte ha tenuto concerti a Mosca e S. Pietroburgo e si era espressa per la liberazione delle tre ragazze, così come di un rocker assai noto in Russia, Andrei Makarevich, leader dello storico gruppo delle Mashina Vremeni, il quale aveva pure lui rivolto un appello per la scarcerazione delle Pussy Riot, e nel contempo aveva spedito una lettera al presidente Putin, pubblicata da un quotidiano, con la quale gli chiedeva interventi energici contro la corruzione.











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