<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Donna Reporter</title>
	<atom:link href="http://www.dierremag.com/donnareporter/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.dierremag.com/donnareporter</link>
	<description>Un &#34;femminile&#34; che non parla (solo) di rossetti</description>
	<lastBuildDate>Sat, 08 Jun 2013 08:11:13 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Te lo do io il Sudafrica</title>
		<link>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/06/08/te-lo-do-io-il-sudafrica/</link>
		<comments>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/06/08/te-lo-do-io-il-sudafrica/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 08 Jun 2013 08:10:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Prestinenzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pillole dal Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Usanze]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Waterfront]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dierremag.com/donnareporter/?p=2801</guid>
		<description><![CDATA[Ho sempre avuto una concezione molto umanistica del “viaggio”, inteso non come visita di monumenti, chiese e paesaggi per quanto importante patrimonio e biglietto da visita di un determinato luogo , ma come possibilità di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/06/sudafrica_b.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2802" style="margin: 5px;" title="sudafrica_b" src="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/06/sudafrica_b-300x166.jpg" alt="" width="300" height="166" /></a>Ho sempre avuto una concezione molto umanistica del “viaggio”, inteso non come visita di monumenti, chiese e paesaggi per quanto importante patrimonio e biglietto da visita di un determinato luogo , ma come possibilità di conoscere la cultura e le usanze del popolo autoctono. Per questo ogni volta che mi sono spostata sia in Italia che all’estero ho sempre cercato di stare almeno 3 mesi in una città, per poter conoscere almeno in parte i modi di fare e di vivere degli abitanti. Sono molto affascinata da questo aspetto. Questo è quello che ho scoperto del Sudafrica nelle prime settimane.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"> Episodio 1- No smoke!</p>
<p style="text-align: justify;">Con un amico passeggio per Waterfront, uno dei posti più turistici e gioiosi della città, pieno di luci, suoni e profumi. Dopo aver goduto un po’ di quel magnifico panorama, decidiamo di entrare in un pub a bere qualcosa. Avendo una sigaretta accesa prendiamo posto nei tavoli all’aperto ma un cameriere in tutta fretta si avvicina a me per dirmi che è in quella zona non è consentito fumare. Mi scuso con lui e mi alzo per uscire dal locale a buttare la sigaretta ma lui mi ferma.</p>
<p style="text-align: justify;">“Non la spenga, può fumare dentro”. Dopo un attimo di esitazione inizio a ridere, credendo che mi stia prendendo in giro. Allora lui cambia espressione e imbarazzato continua “Lo so, può sembrare strano. Ma dentro è consentito fumare, fuori no”. Ok, non stava scherzando.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Episodio 2- La posta</p>
<p style="text-align: justify;">Aspettando invano un pacco inviatomi dall’Italia più di un mese prima, decido di andare in posta per cercare di rintracciare l’elemento smarrito. Con un po’ di timore derivante dell’esperienza sempre difficile con le Poste Italiane, rimango positivamente colpita quando mi ritrovo invece in degli uffici assolutamente moderni e ben tenuti, con personale cortese e con relativa coda molto scorrevole. Dopo pochi minuti una faccia simpatica allo sportello mi fa cenno di avvicinarmi. Gli spiego il problema e fornisco lui il codice di spedizione.  Dopo un po’ di tentativi e problemi col sistema mi comunica che quel codice non è esatto e che non può aiutarmi, facendomi capire che ormai non c’è nulla da fare e che con molta probabilità è andato smarrito. Non mi arrendo e insisto per avere qualche soluzione. Mi da allora un numero di telefono, invitandomi a tornare a casa, provare a chiamare quel contatto e poi tornare in posta.</p>
<p style="text-align: justify;">“Mi scusi, ma non è più facile se provo a chiamare mentre sono già qui?”</p>
<p style="text-align: justify;">Guardandomi con aria perplessa come se non avesse effettivamente pensato a quella opzione mi fa un cenno col capo per annuire. Prendo allora il telefono dalla borsa e digito il numero.</p>
<p style="text-align: justify;">“Mentre chiama potrebbe spostarsi un po’ di lato?” mi chiede. Mi giro e in tutta la posta ci sono solo io, non un’anima viva in fila e tre sportelli aperti! Mi sposto comunque e qualcuno dall’altra parte del telefono, grazie al codice di cui sono in possesso, mi comunica una nuova cifra di numeri. Torno da lui, gli do il nuovo codice e sparisce per una decina di minuti. Proprio mentre inizio a chiedermi se non sia il caso di andare a vedere se sia ancora vivo, ricompare col mio pacco. E’ lì da una settimana, mi dice.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/06/08/te-lo-do-io-il-sudafrica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Amina, la Femen tunisina che ha sfidato gli islamisti</title>
		<link>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/06/03/amina-la-femen-tunisina-che-ha-sfidato-gli-islamisti/</link>
		<comments>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/06/03/amina-la-femen-tunisina-che-ha-sfidato-gli-islamisti/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 20:52:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Avagliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Amina]]></category>
		<category><![CDATA[Ansar al Sharia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti donne]]></category>
		<category><![CDATA[fondamentalisti isl]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli Musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[primavera araba]]></category>
		<category><![CDATA[salafiti]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dierremag.com/donnareporter/?p=2793</guid>
		<description><![CDATA[Sembrava che dovesse uscire da un momento all&#8217;altro, ma le accuse contro la diciannovenne tunisina Amina Tyler si moltiplicano di ora in ora. I fatti che la vedono implicata risalgono allo scorso 19 maggio durante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<div>Sembrava che dovesse uscire da un momento all&#8217;altro, ma le accuse contro la diciannovenne tunisina <strong>Amina Tyler</strong> si moltiplicano di ora in ora. I fatti che la vedono implicata risalgono allo scorso 19 maggio durante le violente manifestazioni nella città di Kairouan tra le forze antisommossa e i salafiti del movimento <strong>Ansar al Sharia</strong>, una setta di estremisti coinvolti negli attentati del settembre 2012 a Bengasi, in Libia, in cui morì l&#8217;ambasciatore americano Christopher Stevens. </div>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso governo tunisino dei <strong>Fratelli Musulmani</strong> preoccupato della loro reputazione gli aveva vietato di recente di tenere il loro raduno nazionale a <strong>Kairouan</strong>, provocando feroci proteste in cui c&#8217;era stato anche un morto. La sorpresa più grande tuttavia sarebbe stata la furia dei religiosi rivolta su una ragazza che stava scrivendo sul muro di una moschea la parola &#8216;Femen&#8217; con un bomboletta spray. </p>
<p style="text-align: justify;">Si trattava di Amina, tornata alla ribalta dopo settimane di latitanza. La giovane appartiene infatti al movimento ucraino conosciuto per le attiviste che si mostrano in topless contro il sessismo e al passaggio di uomini potenti come <strong>Putin, Lukashenko o Berlusconi</strong>. La fuga di Amina era iniziata dopo aver ricevuto numerose minacce per la foto che aveva pubblicato su Facebook senza veli e con sopra la scritta “il mio corpo è solo mio e non è la fonte dell’onore di nessuno”. Niente di più oltraggioso in un Paese che libero dai freni dell&#8217;autoritario <strong>Ben Ali</strong> aveva appena dato libero sfogo alle sue pulsioni religiose più profonde e dove molte donne subìscono ancora molti abusi che preferiscono non denunciare per non gettare discredito sul proprio onore. </p>
<p style="text-align: justify;">Amina è diventata così un bersaglio anticonformista dei radicali che gli hanno lanciato una <strong>fatwa</strong>, ossia una sentenza dove si chiede addirittura la sua lapidazione. Da allora la ragazza aveva fatto perdere quasi del tutto le sue tracce, mentre in patria qualcuno arrivava a mettere in dubbio la sua salute mentale insinuando che assumesse dei psicofarmaci.  Di sicuro l&#8217;accoglienza riservata al suo ritorno non è stata  calorosa ed ha evitato il peggio solo per il pronto intervento della polizia che l&#8217;ha portata via in cellulare.  Tutto questo solo per aver voluto dar voce al proprio desiderio di libertà.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/06/03/amina-la-femen-tunisina-che-ha-sfidato-gli-islamisti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>E&#8217; stato un grande piacere</title>
		<link>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/06/03/e-stato-un-grande-piacere/</link>
		<comments>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/06/03/e-stato-un-grande-piacere/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 18:14:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gino Falorni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti di un tassista romano]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[stazione tiburtina]]></category>
		<category><![CDATA[Taxi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dierremag.com/donnareporter/?p=2788</guid>
		<description><![CDATA[Stazione Tiburtina, ore 11.25. Il tipo, quarantenne e ben vestito, riceve una chiamata proprio mentre sta per pagarmi. Guarda il cellulare, poi mi dice di scusarlo un attimo, scende e risponde. Resta vicino, lo sento. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/06/Taxi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2790" style="margin: 5px;" title="Taxi" src="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/06/Taxi-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>Stazione Tiburtina, ore 11.25. Il tipo, quarantenne e ben vestito, riceve una chiamata proprio mentre sta per pagarmi. Guarda il cellulare, poi mi dice di scusarlo un attimo, scende e risponde. Resta vicino, lo sento.</p>
<p style="text-align: justify;">- Buongiorno signora Rosaria, senta sto per prendere il treno quindi mi dica velocemente&#8230;ma certo signora già gliel’ho detto ieri, lei faccia votare a tutta la sua famiglia la persona che le ho indicato e poi per quel piacere a suo figlio ci penso io va bene? Stia tranquilla, ora devo salutarla però, arrivederci.</p>
<p style="text-align: justify;">Conclusa la chiamata torna da me. Si scusa di nuovo, e dal finestrino lato passeggero mi allunga i soldi che mi deve.</p>
<p style="text-align: justify;">- Grazie &#8211; gli dico sornione, prendendoli &#8211; è stato davvero&#8230;un grande piacere.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Il tipo coglie al volo la battuta. Sta per rispondermi stizzito qualcosa, ma il telefonino gli risuona di nuovo e rinuncia.  </p>
<p style="text-align: justify;">- Ehy ciao Giulio! &#8211; lo sento dire mentre si allontana &#8211; sì sì per quel permesso che ti serve tutto ok&#8230; </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/06/03/e-stato-un-grande-piacere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La passione di Francesca</title>
		<link>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/05/23/la-passione-di-francesca/</link>
		<comments>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/05/23/la-passione-di-francesca/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 May 2013 19:59:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Sideri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Capaci]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Laura Morvillo]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Falcone]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[strage]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dierremag.com/donnareporter/?p=2783</guid>
		<description><![CDATA[Sono passati ventuno anni dalla terribile strage di Capaci dove morì Francesca Laura Morvillo insieme a suo marito Giovanni Falcone e agli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Quando morì aveva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/05/strage-capaci.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2784" style="margin: 5px;" title="strage capaci" src="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/05/strage-capaci-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a>Sono passati ventuno anni dalla terribile strage di Capaci dove morì Francesca Laura Morvillo insieme a suo marito Giovanni Falcone e agli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.</p>
<p>Quando morì aveva 46 anni, era un giovane donna, gentile, semplice ma dal carattere determinato. Era sposata con Giovanni Falcone dal 1986 e fu grazie a questa unione che divenne un personaggio noto,  nonostante sia lei che il giudice Falcone fossero estremamente riservati.</p>
<p>Francesca Laura Morvillo era un magistrato stimatissimo, amante del proprio lavoro che aveva scelto sulle orme del padre Guido, sostituto procuratore a Palermo, e del fratello Alfredo . Francesca si era laureata nel 1967 in Giurisprudenza con una tesi sullo “Stato di diritto e misure di sicurezza” con il massimo dei voti.</p>
<p>Nella sua carriera aveva ricoperto varie cariche tra le quali quella di sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Palermo, un incarico al quale si era dedicata per sedici anni con estremo senso di responsabilità e dedizione consapevole delle difficili e delicate problematiche da affrontare. Aveva un atteggiamento particolare nei riguardi dei minori, “<em>senza mai trascendere a facili paternalismi e senza mai perdere la dimensione del suo ruolo e la serenità del giudizio</em>” ha raccontato di lei Maria Teresa Ambrosini, giudice in quel periodo presso lo stesso tribunale poi divenuta sua grande amica.</p>
<p>Dotata di un forte istinto materno ha detto chi la conosceva bene ma, nonostante questo, consapevole di quanto fosse a rischio la sua vita al fianco di Giovanni Falcone, scelse di non avere figli condividendo il desiderio di suo marito che una volta affermò “<em>non voglio mettere al mondo degli orfani</em>”.</p>
<p>Si sposarono in gran segreto, fu l’allora sindaco Leoluca Orlando a celebrare la cerimonia estremamente intima. Una coppia innamorata, gelosa della propria privacy, semplice nelle abitudini e circondata da pochi fidatissimi amici. Due magistrati, appassionati del loro lavoro, il lavoro inteso come una missione.</p>
<p>Nel 1989 le forze dell’ordine riuscirono a sventare un attentato nella loro villa al mare all’Addaura e  il giudice Falcone preoccupato per la vita di sua moglie cercò di allontanarla senza riuscire a convincerla. Francesca Morvillo aveva scelto di stare al fianco di quell’uomo e così fu fino alla tragica morte di entrambi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/05/23/la-passione-di-francesca/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quando Acab era solo il protagonista di Moby Dick</title>
		<link>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/05/20/quando-acab-era-solo-il-protagonista-di-moby-dick/</link>
		<comments>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/05/20/quando-acab-era-solo-il-protagonista-di-moby-dick/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 May 2013 20:43:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gino Falorni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti di un tassista romano]]></category>
		<category><![CDATA[Acab]]></category>
		<category><![CDATA[Moby Dick]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Taxi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dierremag.com/donnareporter/?p=2777</guid>
		<description><![CDATA[Via Boccea, ore 20.15. Sto sul marciapiede, fuori dal taxi, a fumarmi una sigaretta. Davanti a me, un piccolo signore sulla sessantina ha appena chiuso i lucchetti della saracinesca del suo alimentari. Sopra, con uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/05/Acab-scritta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2778" style="margin: 5px;" title="Acab scritta" src="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/05/Acab-scritta-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Via Boccea, ore 20.15. Sto sul marciapiede, fuori dal taxi, a fumarmi una sigaretta. Davanti a me, un piccolo signore sulla sessantina ha appena chiuso i lucchetti della saracinesca del suo alimentari. Sopra, con uno spray nero, qualcuno ci ha scritto A.C.A.B. (acronimo di All Cops Are Bastards; in italiano: tutti i poliziotti sono bastardi).</p>
<p style="text-align: justify;">- Hai visto che bel regalino m’hanno fatto? &#8211; mi dice lui.<br />
- Vedo &#8211; dico io.<br />
- Vabbé &#8211; continua lui &#8211; fino a quando si tratta di cultura poco male.<br />
- Cultura? In che senso scusi.<br />
- Come in che senso. Acab, il capitano di Moby Dick.<br />
- Ah&#8230;ma certo&#8230;che stupido.<br />
- L’hai letto?<br />
- Sì.<br />
- Gran bello romanzo vero?<br />
- Eh sì!<br />
- Vabbè, ti saluto, buon lavoro.<br />
- Senta&#8230;l’ha letto le mille e una notte? Una raccolta di novelle orientali del decimo secolo?<br />
- No.<br />
- Bé gliela consiglio vivamente.<br />
- Come si chiama?<br />
- Le mille e una notte.<br />
- Va bene, grazie, la comprerò sicuramente. Ciao.</p>
<p style="text-align: justify;">Il signore attraversa la strada e sparisce in una traversa di via Boccea. Io invece finisco la sigaretta, la butto, rientro in macchina, mi dico che sono il solito stronzo e poi, sorridendo, riparto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/05/20/quando-acab-era-solo-il-protagonista-di-moby-dick/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sudafrica, mance obbligatorie: come ti prendo a rand (ellate)</title>
		<link>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/05/16/sudafrica-mance-obbligatorie-come-ti-prendo-a-rand-ellate/</link>
		<comments>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/05/16/sudafrica-mance-obbligatorie-come-ti-prendo-a-rand-ellate/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 May 2013 14:37:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Prestinenzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Cape Town]]></category>
		<category><![CDATA[mance]]></category>
		<category><![CDATA[rand]]></category>
		<category><![CDATA[Sudafrica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dierremag.com/donnareporter/?p=2771</guid>
		<description><![CDATA[Una delle prime cose che si imparano arrivando in Sudafrica è che lasciare la mancia non è solo una forma di apprezzamento del servizio, ma un gesto quasi dovuto. Considerando la media degli stipendi molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/05/le-mance-nel-mondo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2772" style="margin: 5px;" title="le-mance-nel-mondo" src="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/05/le-mance-nel-mondo-300x292.jpg" alt="" width="300" height="292" /></a>Una delle prime cose che si imparano arrivando in <strong>Sudafrica</strong> è che lasciare la<strong> mancia</strong> non è solo una forma di apprezzamento del servizio, ma un gesto quasi dovuto. Considerando la media degli stipendi molto bassa dei lavoratori locali, che si aggira intorno a<strong>i 6000 rand mensili, meno di 600 euro</strong>, non trovai strana questa usanza che è diventata una norma, ma un modo molto carino per aiutare i meno abbienti ad arrivare alla fine del mese dignitosamente. Bene, sono d’accordo. Ma…</p>
<p style="text-align: justify;">Ore 7.00 Sveglia. Ore 8.30 Mi reco in caffetteria per prendere il mio cappuccino prima di entrare a lavoro. Costo 5 rand (50 centesimi) + 3 rand di mancia. Ore 17.00 Esco dal lavoro e con i colleghi vado al centro commerciale a bere una coca. Costo 20 rand (2 euro) + 5 rand di mancia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ore 17.30 Decidiamo di andare a fare una passeggiata sulla spiaggia. Parcheggiamo la macchina e un signore molto povero si offre di guardarla in cambio di qualche spicciolo. Gli lasciamo 10 rand, poco meno di un euro. Entriamo in un locale per bere un cocktail, 30 rand (3 euro), più 5 rand di mancia al cameriere.</p>
<p style="text-align: justify;">Ore 18.30 Riprendiamo la macchina e ci fermiamo a una stazione di benzina per fare rifornimento. 200 rand di carburante, più 5 rand di mancia al benzinaio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ore 19.00 Rientro a casa e accorgendomi che il frigo è vuoto decido di chiamare il servizio di asporto per farmi recapitare una pizza a casa. Costo 60 rand, piu’ il costo di asporto, totale 91 rand (circa 9 euro). Quando suona il campanello porti con te 100 rand e prendendoli il tizio della consegna ti chiede “se hai bisogno” del resto. Ovviamente no, tenga pure!</p>
<p style="text-align: justify;">Ore 22.00 Vado in un locale con gli amici. Costo dell’entrata è di 40 rand, do alla tipa 100 rand e me ne restituisce solo 50. O a scuola durante la lezione di matematica ero molto distratta o la tipa si è auto consegnata la mancia. Non dico nulla ed entro. Vado al bancone per prendere una birra per me e un bicchiere di vino per la mia amica. La cameriera mi dice che in totale sono 38 rand. Gliene consegno 50, li mette in cassa e senza più tornare con il resto va a servire un altro cliente. Mi auto convinco di aver capito male la cifra totale. Dopo tutto, l’accento sudafricano è incomprensibile, può capitare!</p>
<p style="text-align: justify;">Ore 1.00 Stanca ma contenta della serata, chiamo un taxi che mi riporti a casa. Dopo circa quindici minuti di viaggio arriviamo di fronte al residence dove abito. La tariffa della corsa è di 134 rand. Consegni al tassista 150 rand, sperando che per lo meno faccia il gesto di ridarti il resto. Lui si gira, sfodera un sorriso a 40 denti e dice “Goodnight madam”.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/05/16/sudafrica-mance-obbligatorie-come-ti-prendo-a-rand-ellate/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Due ragazzini in fuga&#8230;sempre se c&#8217;è il sole</title>
		<link>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/05/16/due-ragazzini-in-fuga-sempre-se-ce-il-sole/</link>
		<comments>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/05/16/due-ragazzini-in-fuga-sempre-se-ce-il-sole/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 May 2013 14:20:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gino Falorni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti di un tassista romano]]></category>
		<category><![CDATA[fuga]]></category>
		<category><![CDATA[ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[sole]]></category>
		<category><![CDATA[Taxi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dierremag.com/donnareporter/?p=2767</guid>
		<description><![CDATA[ Sosta di viale Europa, Eur. Ore 15.30. Sul marciapiede, vicino al mio taxi, ci sono un ragazzo e una ragazza con due grossi zaini sulle spalle che parlano concitatamente. Avranno diciasette anni, forse anche meno. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/05/mani-coppia_1_original.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2768" style="margin: 5px;" title="mani-coppia_1_original" src="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/05/mani-coppia_1_original-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a> </strong>Sosta di viale Europa, Eur. Ore 15.30. Sul marciapiede, vicino al mio taxi, ci sono un ragazzo e una ragazza con due grossi zaini sulle spalle che parlano concitatamente. Avranno diciasette anni, forse anche meno. Tendo l’orecchio, e ascolto la parte finale del loro discorso.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lei</em>: Ma quale sole! Smettila co’ ‘sta scusa e dì che c’hai ripensato e che non te va più!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lui, alzando gli occhi al cielo carico di nuvole minacciose:</em> Ma non è una scusa! Davvero mi piacerebbe scappa’ de casa in una giornata di sole! Non lo so&#8230;la trovo ‘na bella cosa&#8230;di buon auspicio&#8230;romantica.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lei:</em> Se vabbè! Senti Marco&#8230;lasciamo perde tutto e tornamosene indietro va bene?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lui:</em> E mo perchè fai così?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lei:</em> Non sto a fa niente.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lui: </em>Sì invece.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lei:</em> Ci sentiamo dopo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lui:</em> Ma perchè&#8230;non torni insieme a me con l’autobus?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lei:</em> No, me ne torno col taxi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lui:</em> Vengo pur’io.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lei:</em> No! Vojo sta’ da sola!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lui:</em> Ah voi sta da sola?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lei:</em> Sì vojo sta da sola!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lui:</em> E allora ciao!</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lei:</em> Ciao! E sappi che co’ te non vojo scappà più da nessuna parte!</p>
<p style="text-align: justify;"> A quel punto lui, senza ribattere più niente, si gira deciso e si allontana. Lei invece si avvicina, si toglie lo zaino dalle spalle ed entra.</p>
<p style="text-align: justify;"> - Viale Marconi &#8211; è la prima richiesta che mi fa, con voce sconsolata; poi, subito dopo, appena partiti, ecco che la seconda:</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">- Senta&#8230;potrebbe cercare alla radio una stazione dove danno le previsioni del tempo per i prossimi giorni per favore?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/05/16/due-ragazzini-in-fuga-sempre-se-ce-il-sole/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Marilyn, i Kennedy, e quel boss che li voleva morti</title>
		<link>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/04/27/2760/</link>
		<comments>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/04/27/2760/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 10:08:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Succi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Carlos Marcello]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Kennedy]]></category>
		<category><![CDATA[mafia italo americana]]></category>
		<category><![CDATA[Marilyn Monroe]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Vaccara]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dierremag.com/donnareporter/?p=2760</guid>
		<description><![CDATA[ I Kennedy, la mafia italoamericana, le donne. Un mix esplosivo che non smette mai di affascinare, sebbene si siano utilizzati fiumi di inchiostro per analizzare fenomeni e personaggi. Un contributo interessante arriva dal giornalista Stefano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/04/marilyn-monroe-in-a-qualcuno-piace-caldo-20991.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2761" style="margin: 5px;" title="marilyn-monroe-in-a-qualcuno-piace-caldo-20991" src="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/04/marilyn-monroe-in-a-qualcuno-piace-caldo-20991-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> I Kennedy, la mafia italoamericana, le donne. Un mix esplosivo che non smette mai di affascinare, sebbene si siano utilizzati fiumi di inchiostro per analizzare fenomeni e personaggi. Un contributo interessante arriva dal giornalista Stefano Vaccara, che vive e lavora a New York:  il suo libro si intitola <strong>Carlos Marcello. Il boss che odiava i Kennedy </strong>ed è pubblicato in Italia da  Editori Riuniti. Il libro è  uscito anche in una versione per gli Stati Uniti. C&#8217;è un capitolo dedicato ai controversi rapporti fra i fratelli Kennedy e le donne famose che ruotavano attorno ai palazzi del potere. Vaccara ha risposto ad alcune domande.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I Kennedy sono stati ricattati dalle donne che  frequentavano? E in che modo?</strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"> La mafia accumulava informazioni su scandali potenzialmente esplosivi e all’occorrenza inviava lei stessa le sue “esche”, ma non ci sono prove che i Kennedy furono ricattati durante la presidenza di JFK. Le frequenti “scappatelle” extraconiugali  sia di John che del fratello Robert, allora ministro della Giustizia, nella Washington del tempo non facevano notizia. Nel senso che i giornalisti americani si giravano dall’altra parte riguardo alle storie di letto dei potenti. Ma una cosa sono le avventure di sesso, e un’altra quando le si accompagnano con la droga e addirittura gli omicidi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si possono spiegare o interpretare questi binomi cosi ricorrenti: potere-donne; donne &#8211; politica; malavita –donne?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gli uomini più scalano il potere e più si cacciano nei guai per le donne. Non i veri mafiosi però, che conoscono bene e sfruttano a loro vantaggio queste debolezze dei politici mentre cercano di entrarci in affari per poi ricattarli. La mafia getta attorno agli uomini di potere con cui deve interagire e scambiare favori (certo i politici, ma anche magistrati, poliziotti, banchieri etc.) quella rete di “tentazioni” per poi sfruttarla a suo vantaggio.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>Come inquadra la morte di Marilyn Monroe e il rapporto che aveva con i fratelli Kennedy?<a href="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/04/copertina.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2762" style="margin: 5px;" title="copertina" src="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/04/copertina.jpg" alt="" width="170" height="258" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"> Il sospetto è che Marilyn sia stata uccisa da sicari mafiosi, proprio la sera che Bobby era stato visto entrare nella sua abitazione. Uccidere Marilyn, simulandone il suicidio, e allo stesso tempo avendo le prove che il ministro della Giustizia era con lei quella stessa sera è un’arma di ricatto che poteva arrestare ogni tentativo di reazione di RFK al momento opportuno. Un’altra teoria è che sia stata la Casa Bianca a sbarazzarsi di Marilyn che minacciava di rivelare le relazioni con i fratelli Kennedy, situazione che avrebbe compromesso le chance di rielezione di JFK.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> <a href="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/04/stefano-vaccara.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2763" style="margin: 5px;" title="stefano vaccara" src="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/04/stefano-vaccara.jpg" alt="" width="202" height="162" /></a>La Monroe fu l&#8217;unica fiamma dei Kennedy?</strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong>Nei mille giorni da presidente, JFK ebbe probabilmente incontri sessuali con altrettante donne, per lo più sconosciute, anche prostitute, che venivano portate alla Casa Bianca per soddisfare l’insaziabile appetito sessuale del presidente. La più famosa fu proprio Marilyn. Per Bobby l’amante più famosa non fu la Monroe ma… Jacky Kennedy!</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>Jacqueline Kennedy è dunque una figura controversa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> Jacqueline Kennedy sapeva benissimo delle infedeltà del marito presidente. Ma allora le donne accettavano queste trasgressioni dei mariti potenti a patto che fossero tenute discrete. Si narra persino che Jacqueline avrebbe avuto un incontro con Marilyn Monroe circa un mese prima della morte dell’attrice, in cui la implorò di non rivelare la sua relazione con il marito alla stampa per non sconvolgere la vita dei suoi figli…. Jacqueline, dopo la morte del marito-presidente, finì per farsi “proteggere” da Bobby Kennedy con cui nacque una vera e propria passione d’amore rimasta a lungo sconosciuta al pubblico;  per la “protezione” finanziaria,  invece, Jackie scelse l’armatore Aristotele Onassis.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> Le foto: Marilyn Monroe in una scena di &#8220;A qualcuno piace caldo&#8221;; la copertina del libro &#8220;Carlos Marcello-Il boss che odiava i Kennedy&#8221;, il giornalista Stefano Vaccara</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/04/27/2760/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gregory Peck, l’uomo dal vestito grigio</title>
		<link>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/04/27/gregory-peck-l%e2%80%99uomo-dal-vestito-grigio/</link>
		<comments>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/04/27/gregory-peck-l%e2%80%99uomo-dal-vestito-grigio/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 09:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Bumbica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Atticus Finch]]></category>
		<category><![CDATA[Carattere]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Fascino]]></category>
		<category><![CDATA[Gregory Peck]]></category>
		<category><![CDATA[Vacanze Romane]]></category>
		<category><![CDATA[Versatilità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dierremag.com/donnareporter/?p=2754</guid>
		<description><![CDATA[Quella sera del 1938 assistendo a uno spettacolo teatrale a Broadway, rivide in controluce la filigrana del suo passato e capì che le cose non rimangono come sono per chi vuole assecondare le proprie aspirazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/04/Avvocato.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2755" style="margin: 5px;" title="Avvocato" src="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/04/Avvocato.jpg" alt="" width="240" height="204" /></a>Quella sera del 1938 assistendo a uno spettacolo teatrale a Broadway, rivide in controluce la filigrana del suo passato e capì che le cose non rimangono come sono per chi vuole assecondare le proprie aspirazioni nascoste dalle necessità.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché il carattere è il destino di un uomo, il baldo ventiduenne Eldred Gregory Peck, iscritto all’Università di Berkeley, decise di tentare la carriera artistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Non aveva vissuto un’infanzia stabile. I suoi genitori si separarono quando aveva cinque anni: prima fu affidato alle cure della nonna e poi mandato in una sorta di collegio militare cattolico, dove al grido di “Marcia e prega”, gli fu impartita una severa educazione che gli rimase attaccata come una seconda pelle sostituendo il tempo decoroso dell’autorità paterna.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quei trascorsi prese l’avvio della carriera dell’attore nato a La Jolla nel 1916. Germoglia il personaggio simbolo di un’America lontana: l’altra faccia della luna rispetto ai ridondanti eroi hollywoodiani.</p>
<p style="text-align: justify;">E dunque all’alba della seconda guerra mondiale, si trasferì a New York, e cominciò la lunga gavetta della dura e difficile carriera teatrale accompagnata da vari mestieri, finché nel 1944 avvenne la svolta col ruolo importante di un partigiano russo in lotta contro i nazisti nel film “Tamara figlia della steppa”.</p>
<p style="text-align: justify;">Scelto in virtù soprattutto del suo fisico ragguardevole, ancora acerbo, umile e intraprendente, seppe però affinare la sua recitazione a tal punto che nello stesso anno con “Le chiavi del paradiso” ottenne una nomination all’Oscar per la stupenda caratterizzazione di un prete missionario.</p>
<p style="text-align: justify;">La naturalezza della sua apparente legnosità, la fissità dello sguardo indagatore e quell’aria riflessiva tipica di chi ha bisogno più tempo per mettere a fuoco una situazione, sono connotati che incuriosiscono Alfred Hitchcock, il maestro del doppio travestito da normalità.<a href="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/04/vacanze.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2756" style="margin: 5px;" title="vacanze" src="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/04/vacanze.jpg" alt="" width="192" height="144" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Con la sua regia a fianco dell’incantevole Ingrid Bergman nel thriller psicologico”Io ti salverò”, Gregory Peck inaugura una galleria di personaggi incisivi, positivi e romantici a volte tormentosi e tormentati ma uniti dall’aspirazione all’integrità morale, opposti ai pochi ruoli inquietanti e cattivi come eccezione che conferma la regola.</p>
<p style="text-align: justify;">Contadino di commovente umanità nel”Cucciolo”. Pistolero nel rovente ” Duello al sole”. Impavido giornalista antisemita di ”Barriera invisibile”. Integerrimo avvocato preda di un turbamento trasgressivo in “il caso Paradine”. Oltrepassa eclettico i suoi ruggenti anni quaranta: passa dal western”L’avamposto degli uomini perduti”, al kolossal biblico “Davide e Betsabea”; dal marinaresco ”Le avventure del capitano Hornblower” all’intenso Ernest Hemingway di “Le nevi del Kilimangiaro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella singolare atmosfera di una Roma in bianconero avvolta dalla scintillante luce che a intermittenza sprigiona ottimismo e semplicità, gira nel 1953 accanto alla deliziosa Audrey Hepburn”Vacanze Romane”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giornalista Joe Bradley in cerca di uno scoop sensazionale e la giovane principessa insofferente dell’etichetta diventano due figure leggendarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Divo affermato, attento e meticoloso, cesella altre figure variegate tra le quali spiccano l’ossessionato e rude capitano Achab di”Moby Dick”e l’implacabile Jim Douglas di “Bravados”. Dopo un anno sabbatico ritorna in scena, maturo ma pimpante, nel kolossal bellico“I cannoni di Navarrone” del 1961. Si conferma tale nello spettacolare racconto di un’epopea ne”La conquista del West” e si supera in intensità recitativa nell’espressiva e sobria raffigurazione di Atticus Finch, il protagonista de “Il buio oltre la siepe”. L’interpretazione del coraggioso avvocato difensore di un negro accusato di stupro in una piccola cittadina del sud negli anni trenta definito: ”Il più grande eroe della storia del cinema Usa”, gli vale l’Oscar.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/04/uomo-dal-vestito-grigio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2757" style="margin: 5px;" title="uomo dal vestito grigio" src="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/04/uomo-dal-vestito-grigio.jpg" alt="" width="171" height="240" /></a> Il tramonto di quel tempo anticipa il suo: sembra imboccare la via del senile confine di un vecchio e disilluso cowboy con”Il sentiero di Rio grande” e “La mia pistola per Billy”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritrova inaspettatamente nuove motivazioni: impersona“Mac Arthur, generale ribelle”e assume le sembianze del mostruoso dottor Mengele in “I ragazzi venuti dal Brasile”. Altri ciac per la regia di Norman Jewinson e Arthur Penn schioccano un percorso lungo cinquantasette film.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra questi ”L’uomo dal vestito grigio”del 1956, lo rappresenta al meglio: un impeccabile ritratto dell’americano medio che dietro la facciata tranquilla, vorrebbe sempre avere qualcosa da nascondere tra combinazione emotiva e compassione morale.</p>
<p style="text-align: justify;">Gregory Peck è scomparso nel 2003 all’età di ottantasette anni: riflessivo e dinoccolato si aggira tra le siepi del paradiso con quell’inconfondibile sopracciglio alzato.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/04/27/gregory-peck-l%e2%80%99uomo-dal-vestito-grigio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il figlio del sor Alfredo</title>
		<link>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/04/27/il-figlio-del-sor-alfredo/</link>
		<comments>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/04/27/il-figlio-del-sor-alfredo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 09:38:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gino Falorni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti di un tassista romano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dierremag.com/donnareporter/?p=2749</guid>
		<description><![CDATA[Sosta di via Nazionale. Ore 21.00. Da via del Traforo Umberto I sta salendo un uomo sui quaranta. E’ ridotto male. Cammina barcollando, e indossa vestiti logori. Quando ci passa vicino (a me e al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/04/Barbone_seduto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2750" style="margin: 5px;" title="Barbone_seduto" src="http://www.dierremag.com/donnareporter/wp-content/uploads/2013/04/Barbone_seduto-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" /></a>Sosta di via Nazionale. Ore 21.00. Da via del Traforo Umberto I sta salendo un uomo sui quaranta. E’ ridotto male. Cammina barcollando, e indossa vestiti logori. Quando ci passa vicino (a me e al collega col quale sto chiaccherando, entrambi fuori dai nostri taxi), gli vedo bene il volto. Profonde occhiaie nere, occhi spiritati e un pallore e una magrezza da far paura. L’uomo ci supera dandoci una rapida occhiata, poi inizia a guardare all’interno degli altri taxi in fila. Arrivato all’altezza del sesto si blocca, qualche secondo, quindi si avvicina, apre lo sportello ed entra.</p>
<p style="text-align: justify;"> - Hai visto? &#8211; dico al collega &#8211; Quello entrato in quel taxi.</p>
<p style="text-align: justify;">- Certo &#8211; mi fa lui &#8211; Quello è il figlio di quel tassista, er sor Alfredo. Ogni tanto passa qui e se vede er padre se ferma, se fa da quarche sordo e poi se ne rivà. Poro Alfredo, c’ha solo quer fijo&#8230;alcolizzato&#8230;vagabondo&#8230;’na brutta storia.</p>
<p style="text-align: justify;">- Ma dici davvero? &#8211; gli chiedo incredulo.</p>
<p style="text-align: justify;">- Davvero &#8211; risponde lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi il radio taxi nella mia auto inizia a suonare, così saluto il collega e vado a prendere la chiamata. Prima di salire e rispondere allungo rapidamente lo sguardo verso il taxi der sor Alfredo. E’ un uomo sulla settantina, e in quel momento ciò che sta dando al figlio non sono soldi, ma carezze sul viso.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.dierremag.com/donnareporter/2013/04/27/il-figlio-del-sor-alfredo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
